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- Innanzitutto una breve presentazione è
d’obbligo: chi è Anna Lamonaca? Qualche breve nota
biografica, in particolare desideri e aspettative.
Bella domanda! E’ una di quelle domande da 100 milioni
di dollari! Quanto è difficile conoscere sé stessi!
Posso provare ad estrapolare qualcosa dall’enorme
confusione che ho dentro e iniziare a parlarti di me…
Bene, da dove comincio? Tutte le storie iniziano da
qualcosa, la mia è iniziata molto tempo fa, nel 1983, in
un piccolo isolotto circondato dal mare, ma questa è una
storia mooooolto lunga e quindi bisogna fare scorrere il
nastro e premere stop sul pezzo che ti parla di chi è in
questo momento Anna Lamonaca e che cosa desidera dopo
mille peripezie sei d’accordo? Anna è una ragazza
semplice, come tante altre, sa poco di sé, ma ha un
sogno, un sogno gigante chiuso qui, nel profondo
dell’anima, scrivere… Scrivere e tirare fuori tutto
quello che ha dentro, tutto ciò che non riesce a capire,
di sé delle persone che popolano la sua esistenza, di
personaggi immaginari che sono nella sua mente; è alla
continua ricerca di tante cose, ma soprattutto cerca se
stessa ed il metodo che usa in questa caccia al tesoro è
la scrittura, ama giocare con le lettere componendo
versi o frasi, che diventano poesie, racconti, storie.
In ogni storia lascia pezzetti di sé come pezzi di un
puzzle. Rilegge e il puzzle si ricompone così ogni cosa
diventa chiara ai suoi occhi! Studia, lavora, legge e
scrive, sogna, balla, canta, a volte urla! Ama mettersi
alla prova, raccontare al mondo il caos che ha dentro e
scoprire che in fondo quel caos è comune a tutti. Vive
di desideri, e lotta per realizzarli, cade, si rialza, a
volte è troppo esigente con sé stessa, ama sorridere e
ama vivere, è timida, ma forse ha una doppia personalità
la quale emerge nei momenti del bisogno e la spiazza.
Cosa desidera? Desidera scrivere un romanzo, scappare
con l’uomo che ama su un isola deserta e vivere felice
di quel po’ che ha! Penso che possa bastare, non sono
mai stata brava a scrivere i curricula, né le biografie,
figuriamoci adesso a raccontare la mia storia, è
iniziato tutto un po’ per caso e adesso mi ritrovo qui,
con un libro da promuovere!
Anna Lamonaca
- Come ti sei avvicinata alla poesia e perché?
Quali autori hanno maggiormente toccato la tua coscienza
poetica, per quali ragioni? Motiva la risposta, per
cortesia.
La passione per la poesia è nata in me fin da bambina,
in parallelo con l’amore per la lettura, io credo che un
bravo scrittore debba essere soprattutto un ottimo
lettore, leggevo i classici, Saffo, Catullo, Leopardi,
Dikinson, Montale, Neruda, Shakespeare, passavo ore
chiusa nella mia camera con i libri tra le mani ed ero
affascinata dallo scorrere dei versi sulla pagina.
L'approccio alla poesia è stato spontaneo, qualcosa è
nato, improvviso, come un fremito, credo sia stato un
innamoramento, una specie di colpo di fulmine, poi è
scoppiato un grande amore per il verso; di solito, la
poesia è sbocciata in me da un momento di difficoltà e
poi si è trasformata in un esplosione di gioia, è stata
come una sorta di analisi interiore di qualcosa che non
riuscivo a spiegare, una cura al disordine che avevo
dentro!
- Si dice, non a torto, che l’Italia è un paese
di poeti: oggigiorno tutti, o quasi, scrivono poesie con
risultati a volte apprezzabili, altre no. Ad essere
sinceri i tanti sédicenti poeti che infestano l’editoria
italiana portano solo disonore a quella che fu la patria
di Dante e Leopardi. Come mai, a tuo avviso, si scrive
poesia, in una maniera che io definirei ossessiva e
inutile?
Credo che sia arrivato il momento di iniziare a
riscoprire la poesia, il mondo moderno è troppo bloccato
nel materialismo, chiuso nelle necessità contingenti, il
mondo moderno ha bisogno di poesia! Credo che questa sia
la motivazione della nascita di tanti "sedicenti" poeti,
le persone hanno bisogno di comunicare qualcosa di
profondo che le attanaglia nello spirito, in un mondo
troppo materialista, fatto di apparenza ed esteriorità,
in cui si è, soltanto se si ha qualcosa, è positivo che
la gente cerchi di essere, di esternare se stessa. C'è
bisogno di profondità ed interiorità, c’è bisogno di
poesia, quelle delle piccole cose, delle emozioni da
nulla, di solito la gente finisce a parlare del tempo o
delle cose artefatte che si vedono in tv, della dieta
del minestrone o quella del rosmarino, dell'amante del
vip di turno o dell'ultimo abito alla moda, ma non si
parla più di se stessi. Sinceramente sono felice di
questa rinascita poetica, la poetica dell'uomo
qualunque, dell'uomo della strada, essa mi affascina è
schietta, meno artificiosa di quella dei grandi artisti,
ma non guasta! In fondo non tutti possiamo essere “Dante
o Leopardi”, ma ognuno di noi nel suo piccolo possiede
poesia, emozioni e sente il bisogno di esternarle, poi
come in ogni epoca del tempo, alcuni poeti saranno
ricordati mentre altri andranno dimenticati. Non capisco
il perché precludere a queste persone la possibilità di
sognare? Dietro uno scrittore c'è sempre la figura di un
attento lettore che saprà scegliere cosa leggere o cosa
non leggere e la selezione andrà da sé.
- Prima della silloge “Spazi di confine”,
pubblicata per Nicola Pesce Editore, hai partecipato con
delle tue liriche a dei progetti antologici. Vuoi
parlarne?
Certo, ogni progetto antologico è stato un modo per dire
la mia al riguardo di tante tematiche che affastellano
la nostra realtà, un modo per dire io ci sono, con le
mie parole, i miei pensieri, il mio modo di concepire la
vita, considero ogni partecipazione a progetti
antologici, un'opportunità d'incontro o scontro con le
voci di altri artisti, e una possibilità per essere
letta e scoperta. Un battesimo letterario è stata per me
la partecipazione con la poesia “ho bisogno di guardarti
negli occhi” alla raccolta antologica Parole D’amore ad
opera dell’editore Giulio Perrone dedicata all'eterno e
complesso tema dell'amore e collocata all'interno del
programma “una poesia per emergere”, successivamente ho
partecipato al progetto “Istant Antology” ricevendo
pubblicazioni edite dalla stessa casa editrice in
“Sempre caro mi fu quest’ermo frigo” raccolta volta a
scoprire la passione dei poeti per il cibo in chiave
ironica collocata all’interno della manifestazione
"l'appetito vien leggendo" una serie di incontri fatti
di cene e aperitivi in cui autori e lettori hanno avuto
la possibilità di discutere e conoscersi,
successivamente due miei racconti vengono pubblicati in
VIA AGRA Incontri, sogni e altre fatiche da donna
antologia ironica presentata durante il Book party
dell'8 marzo. Nel 2006 una mia poesia “Il suono del
silenzio” è pubblicata nell’ antologia “Il suono del
silenzio” Ta.Ti Edizioni e selezionata per il portale
della casa editrice, successivamente è stata pubblicata
un’altra lirica in “Verrà il mattino ed avrà il tuo
verso” per Aletti Editore. Grazie alla rete ha
partecipato a “Un post in dieci righe” Editore La Lontra
libricino che si interroga sull’evoluzione di internet e
delle nuove forme di comunicazione nell’epoca moderna
raccogliendo i pensieri dei blogger presentato alla
fiera del libro di Genova i pezzi sono stati
interpretati dagli attori della Scuola di recitazione
del teatro stabile diretti da Anna Laura Messeri. E
sempre grazie alla rete partecipo ai progetti indetti da
Manuale di Mari che con il concorso di Emozioni ha
redatto quest’anno anche un’antologia presentata alla
fiera del libro di Torino. Insomma ho partecipato a
molti progetti antologici, sono stata pubblicata anche
all'interno di diversi e-book, ogni esperienza è
servita, mi ha dato coraggio invogliandomi ad andare
avanti in questa ardua strada.
- La tua idea di poesia, qual è? Esponila con tue
parole.
Poesia è libertà, creazione, soffio, musica, danza!
Poesia non è altro che lasciarsi andare all'emozione,
farla vibrare nell'anima e dargli un ritmo, una voce una
melodia che diventa un canto, si perché poesia è canto
dell'anima! Scrivendo crei un qualcosa che ha una sua
vita, una sua consistenza, perché ogni poesia ha una sua
musicalità, nella rima, nella ripetizione dei versi, ha
una sua immagine, nelle metafore e nelle figure
retoriche, un suo messaggio racchiuso in poche righe
capace di emozionare il lettore, affascinarlo,
coinvolgerlo, turbarlo o appassionarlo. E tu stesso
creatore di quella magia ne resti innamorato non so come
dire, affascinato di fronte alla sua bellezza! Perché la
poesia è bellezza!
- Le tue liriche non seguono una metrica
classicheggiante, esse sono in versi liberi ed esprimono
quasi sempre un sentimento di fondo che è di felicità.
Non c’è disperazione, c’è sì del dolore ma quasi sempre
pacato, e c’è anche un sentimento di religiosità molto
umana che sorride alla vita.
Vorrei che mi spiegassi che cosa, o chi, o quale
sentimento religioso, ti porta a mettere a nudo un
candido ottimismo, ma anche una diffusa ingenuità.
Felicità è una parola grossa, non ho la presunzione di
potermi definire una persona felice, nessuno credo possa
avere la presunzione di parlare di felicità, perché in
fondo la "felicità" completa è irraggiungibile,
indefinibile con le parole, tanto meno in poesia.
Piuttosto le mie liriche esprimono, una gioia, una
positività nei confronti della vita, un sorriso
benevolo, spontaneo a volte anche un sorriso amaro o
ironico. Il dolore, c'è e come dici tu è pacato è un
dolore fagocitato, rielaborato, razionalizzato, perché a
mio avviso bisogna comprendere la vita in tutti i suoi
aspetti, anche quelli più tristi o dolorosi,
analizzarla, capire che noi, non siamo il nostro dolore,
o i nostri problemi o gli stati d'animo negativi che a
volte ci avvolgono. Noi siamo altro, possiamo soffrire,
ma essere lo stesso persone allegre e positive, possiamo
sorridere lo stesso e cercare di andare avanti nella
vita, lasciando alle spalle i nostri dolori, io sono
fermamente convinta che l'uomo è fabbro del suo destino
e deve imparare a trovare la forza dentro di se per
sorridere alla vita senza piangersi addosso. Per quanto
riguarda il sentimento di religiosità molto umana, devo
dire che hai fatto centro, credo nella gente, nella
forza delle persone, del cuore e delle emozioni, il mio
Dio si chiama Bene ed è in ognuno di noi, in ogni cosa,
la rende bella e perfetta anche nelle imperfezioni, poi
non mi scervello sul Paradiso, L'Inferno o l'aldilà, le
preghiere. Io cerco di vivere bene il poco tempo che mi
è concesso, senza rimorsi, né rimpianti, a volte mi
lascio andare o sbaglio, ma non sto li a colpevolizzarmi
per questo perché credo sia una gran perdita di tempo e
poi tutti possono sbagliare. Per quanto riguarda
l'ingenuità... si, forse sono una grande ingenua in ciò
che faccio o dico, ma in fondo io sono così, sono una
eterna Pater Pan, perché non sarei niente senza la mia
ingenuità! Non riuscirei mai ad essere una persona
seriosa, di quelle tutte d'un pezzo, non sarebbe da me,
sinceramente io ogni giorno abbraccio quella parte di me
che è ancora bambina e la coltivo anche a rischio di
sembrare ingenua o stupida!
- Lo stile poetico: che cosa è per te? Quanto è
importante e perché? Meglio stare coi rimaioli o con chi
parteggia per i versi liberi?
Lo stile è importantissimo per chi si avvicina alla
scrittura, quelli che hanno stile vanno avanti,
diventano poeti affermati mentre gli altri finiscono nel
calderone del dimenticatoio! Purtroppo sono gli altri a
stabilire se hai stile, i critici, i lettori lascio a
loro questo compito! Io scrivo e basta, non sto a farmi
domande, scrivo per comunicare... La vita è tanto
difficile da sé! Posso passare il tempo a chiedermi se
ho stile? Tutto il tempo che perdo in questi pensieri
posso utilizzarlo per scrivere! Come faccio a decidere
se stare con i rimaioli o con chi patteggia per i versi
liberi? Se c'è una cosa che ho imparato nella vita è che
"non si può mai dire mai!"
- Credi sia necessario parlare ostinatamente
d’amore, in poesia? Non credi che a forza di scriverne
si finisca con l’inflazionare questo sentimento?
L'amore muove il mondo, l'amore è sale e il lievito
della vita, bisogna parlare d'amore, perché proprio
quando si pensa di aver detto tutto c'è sempre qualcosa
che è stato tralasciato. Saffo parlava d'amore, Catullo
parlava d'amore, Neruda parlava d'amore, tipi diversi
d'amore. Descritti in modi diametralmente opposti, ma
non mi stanco mai di leggerli o di scoprire la poesia e
le enormi emozioni che questo sentimento mi ha lasciato
dentro. L'amore sconvolge e turba e non sarà mai
inflazionato. Perché l'amore è personale ed universale e
senza di esso l'uomo si sente vuoto. A volte quando
siamo disperati è l'amore che ci salva, l'amore per la
vita, l'amore per le persone o quello per noi stessi,
l'amore per le cose che facciamo, per un animale o per
la natura. Gli uomini stessi sono fatti d'amore e sfido
chiunque a cercarlo anche nelle persone peggiori, sono
sicura che lo troveranno!
- L’amore è al centro delle tue liriche, non c’è
quasi mai disperazione, ci sono invece costellazioni di
contraddizioni vitali utili a tutte le sfumature della
vita. Dico giusto? Eventualmente correggimi, ma in ogni
caso motiva la risposta.
Non c'è disperazione, perché l'amore che ho voluto
raccontare, è un amore completo, non è quello
passionale, struggente che ti ruba l'anima, il respiro,
è un amore che è appagamento, che è completamento,
amarsi ogni giorno, vivendo anche di contraddizioni, ma
trovando sempre pace in quei momenti in cui accanto
all'altro riscopri te stesso, è un amore pacato,
semplice, in cui l'altro diventa tua madre, tuo padre,
il tuo migliore amico, l'amante, ma anche il figlio.
E' un amore scoperto giorno per giorno in piccoli gesti
o emozioni e mentre le vivi sembri distratto, ma poi ti
riscopri a pensare che non puoi vivere senza!
- A tuo avviso, chi si può dire “il poeta” o “un
poeta”? Si nasce o si diventa poeti, poeti per
necessità? Una tua personalissima definizione circa
l’”essere poeta”. Grazie
Credo proprio che si nasca poeti! I poeti sono "animali
rari" in un universo che ha dimenticato le emozioni,
essi hanno una sensibilità, una spiritualità che li
tormenta nel profondo. E’ quella inquietudine a renderli
soli, incompresi, a volte derisi, ma i poeti continuano
a lottare e possiedono qualcosa di indescrivibile che in
fondo gli fa compagnia, è quel soffio che si chiama
poesia che acceca e rende ogni cosa confusa finché il
poeta impugna carta e penna e inizia a scrivere facendo
sì che la poesia trasformi le cose, donandogli colore, e
melodia, perché un poeta può vedere ciò che altri non
possono! Un poeta può trasformare un giorno qualunque in
un giorno unico, può vedere ogni cosa luminosa anche
quando intorno è buio, niente e nessuno può fermare le
parole di un poeta perché egli scrive e null'altro ha se
non la scrittura e quel soffio dentro l’anima che filtra
il mondo e rendendolo meno bastardo di quel che è.
Bisognerebbe trattarli bene i poeti perché ci rendono la
vita migliore, perché con le loro parole riescono a dire
ciò che noi esattamente sentiamo e non riusciamo a tirar
fuori.
- Perché io lettore dovrei leggere “Spazi di
confine”? Sì, ti sto invitando ad auto-promuoverti.
E'un bel libro che fonde fantasia al vissuto quotidiano,
racconta emozioni, parla d'amore, ma anche di gioia, la
gioia di scoprirsi e di esplorare quegli Spazi di
Confine, quelle Terre di nessuno, quei luoghi al limite,
in cui gli uomini si sentono liberi di essere, liberi di
manifestare la loro essenza più profonda, perché non
sono soggetti a leggi, a imposizioni, gli Spazi di
confine sono terre inesplorate, quasi sconosciute ho
usato questa “metafora” perché a mio avviso ci sono
spazi di confine anche all’interno di noi, della nostra
anima, luoghi in cui troviamo nascoste le emozioni più
profonde, sconosciute anche a noi stessi ed io credo che
sia proprio il contatto con quelle emozioni nascoste
nelle pieghe della nostra anima a renderci vivi! E’ un
libro per chi come me è “uno spirito libero” ed ha
voglia di lasciarsi andare al flusso della vita, al
suono di una melodia dell’animo o lasciarsi andare alle
emozioni che si accendono di fronte ad un cielo gremito
di stelle oppure ha voglia di gettare la maschera che si
è costretti ad indossare sul palcoscenico della vita.
Insomma Spazi Di Confine è un libro per chi ha il
coraggio di comprendere che nel vasto mare dell'essere,
all'uomo può capitare di tutto: la gioia ed ovviamente
il dolore e che esse non sono che due fazioni che si
scontrano nel quotidiano impegno alla sopravvivenza, e
in questa lotta per la sopravvivenza soltanto chi ha il
coraggio di essere se stesso, di rischiare, di lasciarsi
andare, ma anche di cadere, solo chi ha questo coraggio
potrà uscirne vincitore!
- Debiti e crediti: verso chi? perché?
Fortunatamente posso dire di non avere debiti nei
confronti di nessuno, avevo un desiderio, ho lottato ed
ho sofferto per realizzarlo da sola, sono partita dal
basso, con un'idea vaga sul significato di pubblicare,
non appartengo ad una famiglia famosa, né ricca, i miei
genitori sono persone semplici, operai, i quali vedevano
questo mio accanirmi nello scrivere come qualcosa di
astruso e folle e a volte pensavano di avere un aliena
in casa, una sognatrice che non stava con i piedi per
terra. Ho dovuto imparare a credere in me stessa ed ho
dovuto addentrarmi da sola, nel campo dell'editoria.
Ringrazio Nicola Pesce che mi ha dato fiducia
pubblicando Spazi di Confine considero questa silloge
poetica un vero e proprio atto di coraggio perché da
esordiente è dura soprattutto in Italia, in cui il
mercato editoriale lascia poco spazio ad un’aspirante
scrittrice, questo libro è davvero un sogno che si
avvera! Volevo però ringraziare Nicla Morletti per la
prefazione al libro, Antonio Spataro che ha creduto in
questo progetto mostrandolo all'editore Piero Graus il
quale mi ha dato la possibilità di presentare Spazi di
Confine all'interno della rassegna letteraria Approdi
D'autore e mi ha premiato durante la serata finale.
Insomma ringrazio tutti quelli che hanno creduto e
credono in me, compresi i giornalisti come te, che mi
danno la possibilità di parlare e di promuovere il mio
libro, inoltre devo molto ad ogni singolo lettore che lo
leggerà, perché vorrà dire che il mio tempo, i miei
pensieri e i tanti sacrifici che ho fatto per scriverlo
non sono andati sprecati!
- In ultimo, se potessi tornare indietro, quali
errori non commetteresti più e quali invece sì, e
perché?
Sono tanti gli errori che non commetterei più, ma ogni
errore commesso e la delusione che ne è derivata mi ha
permesso di fare esperienze e crescere, di inserirmi
all’interno del contesto letterario ed editoriale
italiano.
Grazie, Anna. Sei stata molto affabile e
simpatica.
Ti auguro di riuscire a vincere sempre nella vita, in
qualsiasi contesto.
Grazie a te…un sorriso
Spazi di confine – Anna Lamonaca – Nicola
Pesce Editore – 75 pagine – 12 €
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