Intervista a

 

 

Anna Lamonaca

 


Spazi di confine

 

 

a cura di Giuseppe Iannozzi


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Innanzitutto una breve presentazione è d’obbligo: chi è Anna Lamonaca? Qualche breve nota biografica, in particolare desideri e aspettative.
Bella domanda! E’ una di quelle domande da 100 milioni di dollari! Quanto è difficile conoscere sé stessi! Posso provare ad estrapolare qualcosa dall’enorme confusione che ho dentro e iniziare a parlarti di me… Bene, da dove comincio? Tutte le storie iniziano da qualcosa, la mia è iniziata molto tempo fa, nel 1983, in un piccolo isolotto circondato dal mare, ma questa è una storia mooooolto lunga e quindi bisogna fare scorrere il nastro e premere stop sul pezzo che ti parla di chi è in questo momento Anna Lamonaca e che cosa desidera dopo mille peripezie sei d’accordo? Anna è una ragazza semplice, come tante altre, sa poco di sé, ma ha un sogno, un sogno gigante chiuso qui, nel profondo dell’anima, scrivere… Scrivere e tirare fuori tutto quello che ha dentro, tutto ciò che non riesce a capire, di sé delle persone che popolano la sua esistenza, di personaggi immaginari che sono nella sua mente; è alla continua ricerca di tante cose, ma soprattutto cerca se stessa ed il metodo che usa in questa caccia al tesoro è la scrittura, ama giocare con le lettere componendo versi o frasi, che diventano poesie, racconti, storie. In ogni storia lascia pezzetti di sé come pezzi di un puzzle. Rilegge e il puzzle si ricompone così ogni cosa diventa chiara ai suoi occhi! Studia, lavora, legge e scrive, sogna, balla, canta, a volte urla! Ama mettersi alla prova, raccontare al mondo il caos che ha dentro e scoprire che in fondo quel caos è comune a tutti. Vive di desideri, e lotta per realizzarli, cade, si rialza, a volte è troppo esigente con sé stessa, ama sorridere e ama vivere, è timida, ma forse ha una doppia personalità la quale emerge nei momenti del bisogno e la spiazza. Cosa desidera? Desidera scrivere un romanzo, scappare con l’uomo che ama su un isola deserta e vivere felice di quel po’ che ha! Penso che possa bastare, non sono mai stata brava a scrivere i curricula, né le biografie, figuriamoci adesso a raccontare la mia storia, è iniziato tutto un po’ per caso e adesso mi ritrovo qui, con un libro da promuovere!
Anna Lamonaca

- Come ti sei avvicinata alla poesia e perché? Quali autori hanno maggiormente toccato la tua coscienza poetica, per quali ragioni? Motiva la risposta, per cortesia.
La passione per la poesia è nata in me fin da bambina, in parallelo con l’amore per la lettura, io credo che un bravo scrittore debba essere soprattutto un ottimo lettore, leggevo i classici, Saffo, Catullo, Leopardi, Dikinson, Montale, Neruda, Shakespeare, passavo ore chiusa nella mia camera con i libri tra le mani ed ero affascinata dallo scorrere dei versi sulla pagina. L'approccio alla poesia è stato spontaneo, qualcosa è nato, improvviso, come un fremito, credo sia stato un innamoramento, una specie di colpo di fulmine, poi è scoppiato un grande amore per il verso; di solito, la poesia è sbocciata in me da un momento di difficoltà e poi si è trasformata in un esplosione di gioia, è stata come una sorta di analisi interiore di qualcosa che non riuscivo a spiegare, una cura al disordine che avevo dentro!

- Si dice, non a torto, che l’Italia è un paese di poeti: oggigiorno tutti, o quasi, scrivono poesie con risultati a volte apprezzabili, altre no. Ad essere sinceri i tanti sédicenti poeti che infestano l’editoria italiana portano solo disonore a quella che fu la patria di Dante e Leopardi. Come mai, a tuo avviso, si scrive poesia, in una maniera che io definirei ossessiva e inutile?
Credo che sia arrivato il momento di iniziare a riscoprire la poesia, il mondo moderno è troppo bloccato nel materialismo, chiuso nelle necessità contingenti, il mondo moderno ha bisogno di poesia! Credo che questa sia la motivazione della nascita di tanti "sedicenti" poeti, le persone hanno bisogno di comunicare qualcosa di profondo che le attanaglia nello spirito, in un mondo troppo materialista, fatto di apparenza ed esteriorità, in cui si è, soltanto se si ha qualcosa, è positivo che la gente cerchi di essere, di esternare se stessa. C'è bisogno di profondità ed interiorità, c’è bisogno di poesia, quelle delle piccole cose, delle emozioni da nulla, di solito la gente finisce a parlare del tempo o delle cose artefatte che si vedono in tv, della dieta del minestrone o quella del rosmarino, dell'amante del vip di turno o dell'ultimo abito alla moda, ma non si parla più di se stessi. Sinceramente sono felice di questa rinascita poetica, la poetica dell'uomo qualunque, dell'uomo della strada, essa mi affascina è schietta, meno artificiosa di quella dei grandi artisti, ma non guasta! In fondo non tutti possiamo essere “Dante o Leopardi”, ma ognuno di noi nel suo piccolo possiede poesia, emozioni e sente il bisogno di esternarle, poi come in ogni epoca del tempo, alcuni poeti saranno ricordati mentre altri andranno dimenticati. Non capisco il perché precludere a queste persone la possibilità di sognare? Dietro uno scrittore c'è sempre la figura di un attento lettore che saprà scegliere cosa leggere o cosa non leggere e la selezione andrà da sé.

- Prima della silloge “Spazi di confine”, pubblicata per Nicola Pesce Editore, hai partecipato con delle tue liriche a dei progetti antologici. Vuoi parlarne?
Certo, ogni progetto antologico è stato un modo per dire la mia al riguardo di tante tematiche che affastellano la nostra realtà, un modo per dire io ci sono, con le mie parole, i miei pensieri, il mio modo di concepire la vita, considero ogni partecipazione a progetti antologici, un'opportunità d'incontro o scontro con le voci di altri artisti, e una possibilità per essere letta e scoperta. Un battesimo letterario è stata per me la partecipazione con la poesia “ho bisogno di guardarti negli occhi” alla raccolta antologica Parole D’amore ad opera dell’editore Giulio Perrone dedicata all'eterno e complesso tema dell'amore e collocata all'interno del programma “una poesia per emergere”, successivamente ho partecipato al progetto “Istant Antology” ricevendo pubblicazioni edite dalla stessa casa editrice in “Sempre caro mi fu quest’ermo frigo” raccolta volta a scoprire la passione dei poeti per il cibo in chiave ironica collocata all’interno della manifestazione "l'appetito vien leggendo" una serie di incontri fatti di cene e aperitivi in cui autori e lettori hanno avuto la possibilità di discutere e conoscersi, successivamente due miei racconti vengono pubblicati in VIA AGRA Incontri, sogni e altre fatiche da donna antologia ironica presentata durante il Book party dell'8 marzo. Nel 2006 una mia poesia “Il suono del silenzio” è pubblicata nell’ antologia “Il suono del silenzio” Ta.Ti Edizioni e selezionata per il portale della casa editrice, successivamente è stata pubblicata un’altra lirica in “Verrà il mattino ed avrà il tuo verso” per Aletti Editore. Grazie alla rete ha partecipato a “Un post in dieci righe” Editore La Lontra libricino che si interroga sull’evoluzione di internet e delle nuove forme di comunicazione nell’epoca moderna raccogliendo i pensieri dei blogger presentato alla fiera del libro di Genova i pezzi sono stati interpretati dagli attori della Scuola di recitazione del teatro stabile diretti da Anna Laura Messeri. E sempre grazie alla rete partecipo ai progetti indetti da Manuale di Mari che con il concorso di Emozioni ha redatto quest’anno anche un’antologia presentata alla fiera del libro di Torino. Insomma ho partecipato a molti progetti antologici, sono stata pubblicata anche all'interno di diversi e-book, ogni esperienza è servita, mi ha dato coraggio invogliandomi ad andare avanti in questa ardua strada.

- La tua idea di poesia, qual è? Esponila con tue parole.
Poesia è libertà, creazione, soffio, musica, danza!
Poesia non è altro che lasciarsi andare all'emozione, farla vibrare nell'anima e dargli un ritmo, una voce una melodia che diventa un canto, si perché poesia è canto dell'anima! Scrivendo crei un qualcosa che ha una sua vita, una sua consistenza, perché ogni poesia ha una sua musicalità, nella rima, nella ripetizione dei versi, ha una sua immagine, nelle metafore e nelle figure retoriche, un suo messaggio racchiuso in poche righe capace di emozionare il lettore, affascinarlo, coinvolgerlo, turbarlo o appassionarlo. E tu stesso creatore di quella magia ne resti innamorato non so come dire, affascinato di fronte alla sua bellezza! Perché la poesia è bellezza!

- Le tue liriche non seguono una metrica classicheggiante, esse sono in versi liberi ed esprimono quasi sempre un sentimento di fondo che è di felicità. Non c’è disperazione, c’è sì del dolore ma quasi sempre pacato, e c’è anche un sentimento di religiosità molto umana che sorride alla vita.
Vorrei che mi spiegassi che cosa, o chi, o quale sentimento religioso, ti porta a mettere a nudo un candido ottimismo, ma anche una diffusa ingenuità.

Felicità è una parola grossa, non ho la presunzione di potermi definire una persona felice, nessuno credo possa avere la presunzione di parlare di felicità, perché in fondo la "felicità" completa è irraggiungibile, indefinibile con le parole, tanto meno in poesia. Piuttosto le mie liriche esprimono, una gioia, una positività nei confronti della vita, un sorriso benevolo, spontaneo a volte anche un sorriso amaro o ironico. Il dolore, c'è e come dici tu è pacato è un dolore fagocitato, rielaborato, razionalizzato, perché a mio avviso bisogna comprendere la vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli più tristi o dolorosi, analizzarla, capire che noi, non siamo il nostro dolore, o i nostri problemi o gli stati d'animo negativi che a volte ci avvolgono. Noi siamo altro, possiamo soffrire, ma essere lo stesso persone allegre e positive, possiamo sorridere lo stesso e cercare di andare avanti nella vita, lasciando alle spalle i nostri dolori, io sono fermamente convinta che l'uomo è fabbro del suo destino e deve imparare a trovare la forza dentro di se per sorridere alla vita senza piangersi addosso. Per quanto riguarda il sentimento di religiosità molto umana, devo dire che hai fatto centro, credo nella gente, nella forza delle persone, del cuore e delle emozioni, il mio Dio si chiama Bene ed è in ognuno di noi, in ogni cosa, la rende bella e perfetta anche nelle imperfezioni, poi non mi scervello sul Paradiso, L'Inferno o l'aldilà, le preghiere. Io cerco di vivere bene il poco tempo che mi è concesso, senza rimorsi, né rimpianti, a volte mi lascio andare o sbaglio, ma non sto li a colpevolizzarmi per questo perché credo sia una gran perdita di tempo e poi tutti possono sbagliare. Per quanto riguarda l'ingenuità... si, forse sono una grande ingenua in ciò che faccio o dico, ma in fondo io sono così, sono una eterna Pater Pan, perché non sarei niente senza la mia ingenuità! Non riuscirei mai ad essere una persona seriosa, di quelle tutte d'un pezzo, non sarebbe da me, sinceramente io ogni giorno abbraccio quella parte di me che è ancora bambina e la coltivo anche a rischio di sembrare ingenua o stupida!

- Lo stile poetico: che cosa è per te? Quanto è importante e perché? Meglio stare coi rimaioli o con chi parteggia per i versi liberi?
Lo stile è importantissimo per chi si avvicina alla scrittura, quelli che hanno stile vanno avanti, diventano poeti affermati mentre gli altri finiscono nel calderone del dimenticatoio! Purtroppo sono gli altri a stabilire se hai stile, i critici, i lettori lascio a loro questo compito! Io scrivo e basta, non sto a farmi domande, scrivo per comunicare... La vita è tanto difficile da sé! Posso passare il tempo a chiedermi se ho stile? Tutto il tempo che perdo in questi pensieri posso utilizzarlo per scrivere! Come faccio a decidere se stare con i rimaioli o con chi patteggia per i versi liberi? Se c'è una cosa che ho imparato nella vita è che "non si può mai dire mai!"

- Credi sia necessario parlare ostinatamente d’amore, in poesia? Non credi che a forza di scriverne si finisca con l’inflazionare questo sentimento?
L'amore muove il mondo, l'amore è sale e il lievito della vita, bisogna parlare d'amore, perché proprio quando si pensa di aver detto tutto c'è sempre qualcosa che è stato tralasciato. Saffo parlava d'amore, Catullo parlava d'amore, Neruda parlava d'amore, tipi diversi d'amore. Descritti in modi diametralmente opposti, ma non mi stanco mai di leggerli o di scoprire la poesia e le enormi emozioni che questo sentimento mi ha lasciato dentro. L'amore sconvolge e turba e non sarà mai inflazionato. Perché l'amore è personale ed universale e senza di esso l'uomo si sente vuoto. A volte quando siamo disperati è l'amore che ci salva, l'amore per la vita, l'amore per le persone o quello per noi stessi, l'amore per le cose che facciamo, per un animale o per la natura. Gli uomini stessi sono fatti d'amore e sfido chiunque a cercarlo anche nelle persone peggiori, sono sicura che lo troveranno!

- L’amore è al centro delle tue liriche, non c’è quasi mai disperazione, ci sono invece costellazioni di contraddizioni vitali utili a tutte le sfumature della vita. Dico giusto? Eventualmente correggimi, ma in ogni caso motiva la risposta.
Non c'è disperazione, perché l'amore che ho voluto raccontare, è un amore completo, non è quello passionale, struggente che ti ruba l'anima, il respiro, è un amore che è appagamento, che è completamento, amarsi ogni giorno, vivendo anche di contraddizioni, ma trovando sempre pace in quei momenti in cui accanto all'altro riscopri te stesso, è un amore pacato, semplice, in cui l'altro diventa tua madre, tuo padre, il tuo migliore amico, l'amante, ma anche il figlio.
E' un amore scoperto giorno per giorno in piccoli gesti o emozioni e mentre le vivi sembri distratto, ma poi ti riscopri a pensare che non puoi vivere senza!

- A tuo avviso, chi si può dire “il poeta” o “un poeta”? Si nasce o si diventa poeti, poeti per necessità? Una tua personalissima definizione circa l’”essere poeta”. Grazie
Credo proprio che si nasca poeti! I poeti sono "animali rari" in un universo che ha dimenticato le emozioni, essi hanno una sensibilità, una spiritualità che li tormenta nel profondo. E’ quella inquietudine a renderli soli, incompresi, a volte derisi, ma i poeti continuano a lottare e possiedono qualcosa di indescrivibile che in fondo gli fa compagnia, è quel soffio che si chiama poesia che acceca e rende ogni cosa confusa finché il poeta impugna carta e penna e inizia a scrivere facendo sì che la poesia trasformi le cose, donandogli colore, e melodia, perché un poeta può vedere ciò che altri non possono! Un poeta può trasformare un giorno qualunque in un giorno unico, può vedere ogni cosa luminosa anche quando intorno è buio, niente e nessuno può fermare le parole di un poeta perché egli scrive e null'altro ha se non la scrittura e quel soffio dentro l’anima che filtra il mondo e rendendolo meno bastardo di quel che è. Bisognerebbe trattarli bene i poeti perché ci rendono la vita migliore, perché con le loro parole riescono a dire ciò che noi esattamente sentiamo e non riusciamo a tirar fuori.

- Perché io lettore dovrei leggere “Spazi di confine”? Sì, ti sto invitando ad auto-promuoverti.
E'un bel libro che fonde fantasia al vissuto quotidiano, racconta emozioni, parla d'amore, ma anche di gioia, la gioia di scoprirsi e di esplorare quegli Spazi di Confine, quelle Terre di nessuno, quei luoghi al limite, in cui gli uomini si sentono liberi di essere, liberi di manifestare la loro essenza più profonda, perché non sono soggetti a leggi, a imposizioni, gli Spazi di confine sono terre inesplorate, quasi sconosciute ho usato questa “metafora” perché a mio avviso ci sono spazi di confine anche all’interno di noi, della nostra anima, luoghi in cui troviamo nascoste le emozioni più profonde, sconosciute anche a noi stessi ed io credo che sia proprio il contatto con quelle emozioni nascoste nelle pieghe della nostra anima a renderci vivi! E’ un libro per chi come me è “uno spirito libero” ed ha voglia di lasciarsi andare al flusso della vita, al suono di una melodia dell’animo o lasciarsi andare alle emozioni che si accendono di fronte ad un cielo gremito di stelle oppure ha voglia di gettare la maschera che si è costretti ad indossare sul palcoscenico della vita. Insomma Spazi Di Confine è un libro per chi ha il coraggio di comprendere che nel vasto mare dell'essere, all'uomo può capitare di tutto: la gioia ed ovviamente il dolore e che esse non sono che due fazioni che si scontrano nel quotidiano impegno alla sopravvivenza, e in questa lotta per la sopravvivenza soltanto chi ha il coraggio di essere se stesso, di rischiare, di lasciarsi andare, ma anche di cadere, solo chi ha questo coraggio potrà uscirne vincitore!

- Debiti e crediti: verso chi? perché?
Fortunatamente posso dire di non avere debiti nei confronti di nessuno, avevo un desiderio, ho lottato ed ho sofferto per realizzarlo da sola, sono partita dal basso, con un'idea vaga sul significato di pubblicare, non appartengo ad una famiglia famosa, né ricca, i miei genitori sono persone semplici, operai, i quali vedevano questo mio accanirmi nello scrivere come qualcosa di astruso e folle e a volte pensavano di avere un aliena in casa, una sognatrice che non stava con i piedi per terra. Ho dovuto imparare a credere in me stessa ed ho dovuto addentrarmi da sola, nel campo dell'editoria. Ringrazio Nicola Pesce che mi ha dato fiducia pubblicando Spazi di Confine considero questa silloge poetica un vero e proprio atto di coraggio perché da esordiente è dura soprattutto in Italia, in cui il mercato editoriale lascia poco spazio ad un’aspirante scrittrice, questo libro è davvero un sogno che si avvera! Volevo però ringraziare Nicla Morletti per la prefazione al libro, Antonio Spataro che ha creduto in questo progetto mostrandolo all'editore Piero Graus il quale mi ha dato la possibilità di presentare Spazi di Confine all'interno della rassegna letteraria Approdi D'autore e mi ha premiato durante la serata finale. Insomma ringrazio tutti quelli che hanno creduto e credono in me, compresi i giornalisti come te, che mi danno la possibilità di parlare e di promuovere il mio libro, inoltre devo molto ad ogni singolo lettore che lo leggerà, perché vorrà dire che il mio tempo, i miei pensieri e i tanti sacrifici che ho fatto per scriverlo non sono andati sprecati!

- In ultimo, se potessi tornare indietro, quali errori non commetteresti più e quali invece sì, e perché?
Sono tanti gli errori che non commetterei più, ma ogni errore commesso e la delusione che ne è derivata mi ha permesso di fare esperienze e crescere, di inserirmi all’interno del contesto letterario ed editoriale italiano.

Grazie, Anna. Sei stata molto affabile e simpatica.
Ti auguro di riuscire a vincere sempre nella vita, in qualsiasi contesto.


Grazie a te…un sorriso

Spazi di confine – Anna Lamonaca – Nicola Pesce Editore – 75 pagine – 12 €

Il libro è in vendita sul sito dell’Ermellino:

 

Il blog Spazi di confine: http://spazidiconfine.splinder.com/

Il blog di Anna Lamonaca: http://vivendolestelle.splinder.com 

 

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